TESTO INTRODUTTIVO. RENATO BIANCHINI
DAL 22/07/2010 AL 07/08/2010
L'estetismo dannunziano risuonò nel momento in cui la bellezza delle arti e i progressi della scienza armonizzarono con le sensazioni e le emozioni, divenendo propulsori delle più raffinate tendenze della cultura decadente europea. Il poeta conduceva una vita sontuosa, ricca di amori avventurosi e adorava circondarsi di oggetti accurati e preziosi come un signore del Rinascimento.
Dalla fine dell'Ottocento ai primi decenni del secolo successivo tra le sue frequentazioni vi fu quella con l'artista ed amico Basilio Cascella. Entrambi pescaresi di nascita vissero nel culto dell'arte e del bello, anche se con differenti approcci, quando si cercava di far cadere i confini tra le diverse arti tentando di facilitarne le reciproche influenze. Godettero da protagonisti, dopo il 1883, di un vero e proprio miracolo che irradiò in Abruzzo una fortissima luce culturale grazie al Cenacolo di Francavilla al Mare fondato dal pittore Francesco Paolo Michetti, una personalità molto carismatica che con d'Annunzio diede vita ad una esperienza veramente eccelsa, condivisa dai migliori rappresentanti della cultura centro meridionale di allora come Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio, il musicista Francesco Paolo Tosti, gli scultori Costantino Barbella e Nicola D'Antino. Non fu da meno il contributo elargito da Basilio Cascella come pittore, grafico, illustratore ma innanzitutto in qualità di editore di splendide pubblicazioni di altissimo profilo artistico.
Quelli erano gli anni che videro l'affermazione del più celebre romanzo di d'Annunzio Il Piacere, il cui protagonista, il nobile Andrea Sperelli, trovava la risoluzione della vita nell'arte, nel lusso e nel più assoluto distacco da ogni convenzione morale, prerogative per le quali il personaggio venne accomunato al Dorian Gray di Oscar Wilde, costituendo così la versione italiana dell'esteta decadente che in d'Annunzio trovava il maggiore testimone.
Moltissime sono le circostanze che provano il loro stretto rapporto di amicizia, come fu per le onoranze che la città di Chieti tributò al poeta il 23 giugno del 1904, quando, per l'occasione, Cascella gli dedicò un fascicolo che aveva per titolo Pescara e Gabriele d'Annunzio con il ritratto della madre in copertina. Molte altre furono le occasioni che videro Cascella impegnarsi nella realizzazione di cartoline e di altre pubblicazioni in onore del celebre concittadino durante le sue visite ufficiali a Pescara o in terra d' Abruzzo o semplicemente per celebrarlo, come avvenne nel 1925 in ricordo dell'intrepido gesto di Fiume.
Nonostante le loro visioni della vita non sempre affini, i gesti e le idee del Vate incisero sul gusto e sul pensiero di Basilio. Dopo aver manifestato simpatie per il socialismo collaborando con “L'Avanti”, Cascella aderì negli anni Venti al fascismo, venendo tra l'altro eletto nel 1929 deputato al Parlamento, nomina che mantenne fino al 1934.
Venne molto segnato dal fallimento dello stabilimento litografico che aveva aperto nel 1895 con il pittore sulmonese Vincenzo Alicandri grazie alla concessione di un terreno da parte del Consiglio comunale, che gli permise di costruire a Pescara quel che divenne una vera e propria scuola d'arte (oggi sede del Museo a lui dedicato in via Guglielmo Marconi).
Nei momenti in cui subì la fase di stasi operativa, l'artista non si dette per vinto anzi ne approfittò per dedicarsi proficuamente alla formazione e promozione dei figli Tommaso e Michele, di cui già si parlava nel mondo dell'arte. Sul numero del 13 giugno 1909 il Corriere dei Piccoli aveva dedicato ai due ragazzi un articolo lusinghiero correlato di foto dove venivano definiti “i pittorini”. I rapporti dei Cascella con d'Annunzio ebbero continuità anche oltre il 1927 quando, grazie all'impegno del poeta, Pescara divenne capoluogo di Provincia, per proseguire con devozione fino alla scomparsa del Vate.
Basilio rimase attivo fino a età molto avanzata e tenne la sua ultima personale nel 1948 a Milano. Per l'occasione Giorgio De Chirico così lo descrisse nel testo di presentazione della mostra: “E' un instancabile vegliardo, figlio di quel paese di bella gente che è l'Abruzzo, che non è mai stato guastato dal modernismo ed è rimasto fedele agli ideali della sua giovinezza e della sua età matura”.
LA VITA E L'ESPERIENZA
Era il 2 ottobre del 1860 quando Pescara accolse tra i suoi figli più amati il piccolo Basilio Cascella venuto al mondo con la vocazione dell'arte. Non ebbe maestri, la sua ispirazione nasceva dal proprio animo ed era fiero delle sue origini artigiane e popolari, era figlio di un sarto. Rimase sempre fedele alla concezione dell'opera vista in chiave tradizionale, figurativa e realista.
Il giovane Basilio appena quindicenne, seguendo la sua inclinazione, partì da Ortona, dove nel frattempo si era trasferita la famiglia, per andare a Roma a frequentare la scuola serale degli Artieri e, allo stesso tempo, per lavorare come apprendista nello stabilimento tipografico Salomone. Questa esperienza lo segnò profondamente rendendolo tenace nel lavoro per tutto il suo percorso artistico.
Si trasferì nel 1879 a Napoli per entrare in contatto con gli artisti della scuola meridionale dell'epoca come i fratelli Palizzi, Domenico Morelli e il già noto Francesco Paolo Michetti, ma sopratutto, per meglio osservare quel che la sincerità verista suggeriva a Vincenzo Gemito e ad Antonio Mancini nel rappresentare la “scugnizzeria” napoletana. Durante il servizio militare di leva a Pavia, tra il 1880 e 1882, ebbe la fortuna di incontrare lo scultore torinese Medardo Rosso e il pittore napoletano Vincenzo Irolli. Giunse a Milano nel 1883 per perfezionare lo studio della stampa litografica lavorando nello stabilimento Borsino, e ne aprì in seguito uno in proprio in corso di Porta Vittoria.
Basilio Cascella è stato pittore, grafico, litografo, ceramista, illustratore. Venne introdotto alla fotografia da Michetti, che già dall'estate del 1883 ospitava a Francavilla nel convento di Santa Maria Maggiore numerosi amici tra cui il Barone tedesco Wihelm Von Gloeden che, in una di quelle vacanze abruzzesi, si innamorò di questa nuova arte.
Il Cenacolo fu un importantissimo centro culturale e un forte polo d'attrazione per artisti come Giulio Aristide Sartorio, Guido Boggiani e Basilio Cascella, che vi trascorsero lunghi periodi a dipingere in compagnia, stringendo sempre più intensi rapporti con gli ospiti di Michetti e con d'Annunzio, che riusciva a trovare, durante quei suoi soggiorni abruzzesi, l'ispirazione per comporre molte sue opere tra cui Trionfo della morte nel 1892 e La figlia di Iorio nel 1903.
In quella realtà fu molto proficuo per Cascella frequentare gli studiosi del folclore regionale e sopratutto Antonio Di Nino, con cui approfondì e perfezionò i suoi già forti interessi per i costumi e le tradizioni popolari, che restarono un costante riferimento per tutta la sua carriera.
Nel 1895 decise di lasciare definitivamente Milano per tornare a Pescara dove diede vita, anche su consiglio di d'Annunzio, alla rivista “L'Illustrazione Abruzzese” che vantò collaborazioni di famosi letterati e intellettuali. Purtroppo questa esperienza si concluse dopo l'uscita di soli cinque numeri per mancanza di fondi. L'attività venne ripresa nel 1905 con una seconda serie, ma anche questa ebbe vita breve, dovette concludersi all'uscita del quinto numero per la stessa ragione. Tra il 1914 e il 1915 l'avventura continuò con una nuova rivista dal titolo ambizioso “La Grande Illustrazione” che venne chiusa al diciassettesimo numero.
Basilio Cascella, che arricchiva le testate delle sue pubblicazioni con raffinati dipinti, disegni e riproduzioni delle sue celebri cartoline, ricercatissime, perché in sintonia con il gusto dell'epoca, ebbe modo di vantare, in qualità di editore, illustri collaboratori come Luigi Pirandello, Umberto Saba, Filippo Tommaso Marinetti, Sibilla Aleramo, Matilde Serao, Grazia Deledda, Ada Negri, Guido Gozzano e Giovanni Pascoli.
Inoltre con il figlio Tommaso pubblicò “La Guerra Europea”, che riportava solo immagini tratte dal fronte bellico.
LA PIAZZA E LA MEMORIA
Piazza Garibaldi è stata il cuore sociale della città fin da quando fu liberata dal dominio borbonico. Era l'amato luogo d'incontro dei pescaresi su cui si affacciava il Caffè di Luigi D'Amico, inventore del dolce che per vezzo il poeta chiamò “parrozzo”, ancora la principale prelibatezza della tradizione dolciaria cittadina.
Tra i tavolini di quel ritrovo, i locali del Circolo Aternino e i tavoli del famoso ristorante Spizzico, che era sull'angolo accanto alla casa natale di d'Annunzio, gli avventori s'intrattenevano nelle brillanti conversazioni di allora e le accese discussioni sugli argomenti di interesse generale, politico e culturale di attualità.
In quell'epoca la piazza venne frequentata molto da Basilio Cascella che risiedeva stabilmente in città e dopo diversi anni anche da Ennio Flaiano che abitava lungo il vicino corso Manthonè.
Quei bei tempi, un po' romantici, ora non sono che memoria storica. Nella odierna realtà lo spazio della piazza presenta una diversa sistemazione urbanistica, che ne ha mutato la vecchia identità nonché la funzione di salotto. Dove una volta c'era l'antico Caffè D'Amico adesso ci sono dei locali commerciali, fra questi la galleria d'arte White Project che ha inteso offrire all'intera cittadinanza questa mostra, omaggio al pittore Basilio Cascella, capostipite della celebre dinastia di artisti.
Pur se in una cornice moderna, durante il periodo dell'esposizione, Piazza Garibaldi idealmente potrà rivivere i ricordi dei suoi tempi migliori, quando si affollava dei suoi gradevolissimi illustri frequentatori.
TESTO CRITICO. G. BENEDICENTI