BASILIO CASCELLA
al tempo di d'Annunzio

TESTO CRITICO. G. BENEDICENTI
DAL 22/07/2010 AL 07/08/2010

Se il famoso adagio oraziano “Ut pictura poesis” risuona più volte nella storia con maggiore o minore intensità a seconda dei protagonisti che si sono avvicendati nell’ambito della feconda relazione tra arti sorelle, se la pittura è stata spesso vista come poesia muta e l’opera letteraria interpretata a sua volta come dipinto di parole, tutto questo vale ancor di più nel caso di una personalità carismatica come quella di Gabriele d’Annunzio, che nel bene e nel male ha segnato un’epoca della cultura, non solo italiana. E ciò è dovuto principalmente alla forte carica visiva della sua immaginazione letteraria, alla sua autentica passione per le arti tutte, come ben esemplificato nel suo personaggio forse più emblematico, l’esteta Andrea Sperelli del romanzo Il piacere, tanto intriso di spirito artistico da vedere la vita stessa come una grande opera d’arte. La spiccata propensione di d’Annunzio verso il mondo delle arti visive, la sua “insana” passione ad esempio per l’antiquariato e per l’arredamento, ben visibile ancor oggi nella sua ultima residenza sulle sponde del lago di Garda, ne fanno in fondo un personaggio chiave per comprendere i mutamenti del gusto in una determinata epoca. Non meraviglia quindi l’esistenza di una fitta rete di relazioni con gli artisti che il poeta ha intrattenuto per tutta la vita, a cominciare dai suoi conterranei come Francesco Paolo Michetti, Costantino Barbella e Basilio Cascella. A quest’ultimo e al suo dialettico rapporto col poeta, non privo di momenti di contrasto, dedicheremo le seguenti considerazioni, consapevoli della produzione critica che si è già sviluppata a riguardo negli ultimi decenni.
Con d’Annunzio il genio versatile e polimorfo di Basilio condivise anzitutto il luogo dei natali e della prima infanzia, l’amato borgo di Pescara e anche la chiesa dove venne battezzato, dedicata al santo patrono Cetteo. Di due anni e cinque mesi più grande di Gabriele nutrì sempre per il suo più celebre conterraneo una profonda ammirazione e un autentico spirito di amicizia, che non venne mai meno anche nei momenti di contrapposizione, dovuti a motivi politici e a divergenze di pensiero. Nel 1897, quando d’Annunzio si presentò ad Ortona candidato al Parlamento per la Destra, Basilio, socialista convinto, si schierò apertamente a favore dell’avvocato Carlo Altobelli, rappresentante della Sinistra. La competizione elettorale, vinta dal poeta, comunque, non incrinò i rapporti tra Cascella e d’Annunzio. La loro amicizia nasceva da una più intima affinità elettiva, da un comune sentire, dalla volontà di riscoprire ed interpretare la terra e il suo mito, lo spirito ancestrale delle origini che riemergeva attraverso il contatto diretto con la natura d’Abruzzo e gli antichi riti del suo popolo. In linea con l’ideale estetico dannunziano era anche quella particolare fusione stilistica messa in atto da Basilio tra la componente verista di marca napoletana, elementi dell’idealismo simbolista e cadenze di gusto Liberty. Di chiara ascendenza dannunziana, tra il prezioso lirismo di Michetti e le eleganze estenuate di Sartorio, appaiono i primi capolavori di Cascella, come Il suono e il sonno del 1894, oggi nel Museo “Barbella” di Chieti, pervaso da un’atmosfera di estasi panica, accompagnata dal suono antico della zampogna, come da una melodia sognata e inafferrabile. La scelta di immergersi nella vita profonda della propria terra, in un viaggio a ritroso verso le origini, verso il mondo delle esperienze e delle credenze primitive, accomuna Basilio a Giorgio Aurispa, protagonista del romanzo Trionfo della morte, che D’Annunzio pubblicò nel 1894. Questo testo, già uscito in buona parte a puntate quattro anni prima sulla rivista “Tribuna illustrata”, con la quale Cascella collaborava in quel periodo, ha ispirato all’artista una serie di studi, il più noto dei quali è il disegno con Il Santuario di Casalbordino, risalente al 1896 e oggi nel Museo “Barbella”. Il soggetto riproduce un episodio narrato nel capitolo VI del libro IV del Trionfo della morte, in cui Giorgio e Ippolita assistono attoniti ad una scena di devozione popolare all’interno della piccola chiesa della Madonna dei Miracoli, dove la fede cieca e barbarica, la miseria della carne, lo strazio delle membra, i mali dell’anima sono resi con viva e palpitante crudezza. Il tema religioso, ma questa volta interpretato in chiave aulica, ritorna nella litografia con la Maddalena penitente del 1897, conservata nella casa natale di d’Annunzio, che deriva dal famoso quadro di Tiziano Vecellio oggi nella Galleria Nazionale di Capodimonte.
A consolidare il legame tra l’artista e il poeta può avere avuto un certo peso la presenza del cognato di Basilio, Benigno Palmerio, in qualità di veterinario e segretario privato di d’Annunzio presso la villa Capponcina a Settignano, incarico che esercitò dal 1898 fino al 1910.
Nella “Illustrazione Abruzzese”, l’elegante rivista di arte e letteratura, fondata da Cascella nel 1899 con lo scopo di contribuire alla rinascita culturale della regione, valorizzandone e promuovendone la realtà del passato e del presente, troviamo diversi articoli di esaltazione dannunziana e molteplici riferimenti all’opera letteraria del poeta pescarese. Anche alcune fotografie realizzate da Basilio in questo periodo risentono inevitabilmente dell’estetizzante influenza dannunziana, filtrata attraverso l’esempio michettiano, come nell’immagine che mostra lo stesso artista con sua moglie nella pineta pescarese, dalla quale è stata tratta un’illustrazione pubblicata sul primo fascicolo della sua rivista nel 1899. Basilio vi appare disteso a torso nudo come un satiro ebbro in un’espressione di totale beatitudine e di appagata sensualità. L’artista ritrova la propria identità nella sublimazione del contatto con la natura e con l’anima primitiva del popolo. Figure di contadini e di pastori con i loro costumi tipici caratterizzate da una forte impronta realistica e da espressioni di indomita fierezza appaiono frequentemente nelle tavole dell’“Illustrazione Abruzzese”, alternate a scene di gruppo più idealizzate di ascendenza michettiana come Per la via del santuario del 1899.
Nel Bagno della pastora, un olio su tela dipinto nel 1900 oggi nel Museo Cascella di Pescara, una giovane donna nuda, dal fisico procace, distesa con il bacino e le gambe sul bordo di un ruscello si protende verso un pastore innamorato seduto di fronte, a ricevere da lui una coppa d’acqua sulla schiena. La scena viva e palpitante, di evidente contenuto erotico, resa con un tratto fortemente verista, ci trasporta in un Abruzzo primordiale, che ricorda l’atmosfera fervida di sensualità inebriante delle opere giovanili di d’Annunzio come Terra vergine ed Ecloga fluviale.
Nel 1900, quando Gabriele si presentò al Collegio elettivo di Firenze, Basilio fece pubblicare sulla rivista “Illustrazione Meridionale” un lungo articolo, che si scagliava apertamente contro la candidatura del poeta. Benchè d’Annunzio non fosse stato rieletto, i loro rapporti rimasero sostanzialmente inalterati e Cascella produsse tre serie cromolitografiche di cartoline di soggetto abruzzese ispirate ad opere dannunziane, tra le quali l’amato Trionfo della morte.
Nel 1904 Basilio realizzò una spendida litografia con il ritratto di Luisa De Benedictis, madre del poeta, da consegnare a quest’ultimo in occasione della sua visita a Chieti nel mese di giugno per ricevere la cittadinanza onoraria e assistere alla rappresentazione de La figlia di Iorio. L’opera venne molto apprezzata da d’Annunzio, non solo per il valore affettivo ma anche per l’indubbia qualità del tratto: la madre del poeta, un volto severo e pensoso sotto le trecce pesanti e due occhi lucenti d’amore e di tristezza. Per la stessa occasione Cascella realizzò un fascicolo dal titolo Pescara e Gabriele d’Annunzio, in cui erano riprodotti disegni del figlio quattordicenne Tommaso e del paesaggista Vincenzo Alicandri, oltre che due altri ritratti di profilo di Donna Luisa eseguiti da Basilio. Il 24 giugno d’Annunzio ricambiò il dono con una copia de La figlia di Iorio, accompagnata da una dedica al giovane Tommaso Cascella.
Nel 1905 Basilio tornò sul tema del Trionfo della morte, rielaborando la composizione del precedente Santuario di Casalbordino in chiave moderna, come si vede nella tavola riportata nel quarto fascicolo dell’“Illustrazione Abruzzese” del 1905: pare che tutto il gruppo di figure sia mosso da un’unica folata di vento, che ne smaterializza il disegno dei contorni con un effetto vaporoso di natura divisionista. Nello stesso anno l’acquaforte in esemplare unico intitolata Trionfo della Morte, prima esposta alla Mostra d’Arte Antica nel Palazzo Comunale di Chieti, venne acquistata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, dove si conserva tuttora. Qualche anno più tardi, nel gennaio del 1914, Basilio fondando la “Grande Illustrazione”, decise di aprire le porte ai crepuscolari e di seguire, quindi, specialmente nella poesia una linea antidannunziana. Anche se questa scelta editoriale non dovette piacere al poeta, i loro rapporti rimasero sempre buoni. Nel dicembre di quell’anno d’Annunzio, che allora viveva a Parigi, ebbe modo di salvare dalla fucilazione il giovane Tommaso Cascella, che inviato dal padre sul fronte franco-tedesco per documentare gli eventi bellici, era stato arrestato dai francesi con l’accusa di spionaggio. Per questo gesto Basilio gli fu riconoscente per tutta la vita. Nell’estate del 1915, dopo la deludente sospensione della “Grande Illustrazione” e lo scoppio del primo conflitto mondiale, mentre i due figli Tommaso e Michele si trovavano al fronte, Basilio tornò nuovamente a stampare le cartoline illustrate: al gruppo intitolato L’Abruzzo seguirono altre dieci serie tutte in tricromia, tra le quali Coppie nella neve, Le farfalle, Il bacio, caratterizzate da uno spirito illustrativo lieve e sognante, quasi a voler trattenere gli ultimi inconsapevoli attimi di felicità prima che la bufera della guerra si abbattesse con tutta la sua nefasta gravità.
Nel 1917 Basilio, sempre pronto a rinnovarsi, si trasferì a Rapino, in provincia di Chieti, per dedicarsi alla ceramica, scorgendo in essa un’arte più proficua nella quale poter meglio esprimere il suo genio creativo. In pochi mesi, seguendo gli insegnamenti di Fedele Cappelletti, divenne un maestro indiscusso della pittura su maiolica e il suo esempio venne prontamente seguito dai suoi tre figli, che lo raggiunsero a Rapino per lavorare insieme nella stessa bottega. Attraverso eleganti cadenze liberty Basilio ha preferito trasporre sulla superficie di anfore, vasi, piatti e mattonelle un raffinato repertorio di soggetti mitologici e allegorici, quali divinità pagane, ninfe, satiri e amorini. Anche in questi prodotti l’ascendente dannunziano si fa sentire in tutta la sua prorompente e sensuale vitalità, come ad esempio nella splendida anfora intitolata Allegoria dell’amore del 1923 oggi nel Museo Cascella di Pescara o nel piatto con Fauno che bacia una ninfa del 1921 esposto in questa mostra. In maiolica è anche il ritratto di d’Annunzio collocato sulla parete della scalinata nella sua casa natale, databile probabilmente alla metà degli anni venti.
Il 1 aprile 1925 Basilio dedicò al poeta un disegno caricaturale, da cui venne tratta una cartolina, dal titolo Il grande ritorno, che lo rappresenta sulla groppa di un enorme pesce giunto a Pescara in mezzo al pubblico festante. Il 24 marzo 1929 Cascella fu eletto deputato del Parlamento e si trasferì a Roma, dove continuò a vivere fino alla morte avvenuta nel 1950. L’ultima volta che tornò a Pescara fu nel 1947, per visitare la prima edizione della Mostra del Premio Michetti a Francavilla al Mare. Portò con sè un bozzetto raffigurante L’apoteosi di Gabriele d’Annunzio, che voleva sviluppare in grande formato e donare alla città di Pescara. L’opera, che è poi rimasta nello stato di abbozzo, si trova oggi conservata nel locale Museo, donato dal figlio Tommaso al Comune nel 1968: rappresenta al centro il poeta trasfigurato in una luce divina con una lira in mano, al suo fianco la madre, ai suoi piedi le sue opere letterarie. Un genio alato lo precede e una folla immensa ed esultante lo circonda. Un altro progetto per un monumento a d’Annunzio, di cui rimane solo un disegno firmato da Basilio nel 1950, lo raffigura trionfante in cima ad un alto fastigio di figure alate. In tempi ormai divenuti sospettosi e critici nei confronti del personaggio ritenuto sempre più ingombrante e scomodo da parte delle nuove autorità politiche, Basilio tracciava un estremo omaggio al grande poeta, che gli era stato amico e insuperabile modello per tutta la vita.


TESTO INTRODUTTIVO. RENATO BIANCHINI